Attualità

aptdemo2

Nel 2017, le esportazioni sono aumentate del 7,4 % rispetto al 2016, per un totale di 81 miliardi di euro (esclusi i beni energetici). I primi partner economici sono Cina, Russia e Spagna. In termini di valore, si tratta del 3,1% del volume rispetto al 2016. Il valore globale è stato di 47,5 miliardi di euro, ovvero 81 miliardi senza i beni energetici. Il tasso di crescita delle esportazioni italiane è stato del 8,2% per i Paesi extracomunitari e del +6,7% per i Paesi della Comunità Europea. Come già sottolineato, i Paesi chiave per le esportazioni italiane sono stati la Spagna (+10,2 %), gli Stati Uniti (+9,8 %), la Svizzera (+8,7 %) la Germania (+6 %) e la Francia (+4,9 %). Le performance migliori di vendite sono avvenute in Cina (+22,2 %) e in Russia (+19,3 %). I settori energetici che hanno registrato la crescita più consistente sono i prodotti farmaceutici e botanici (+16 %), l’automobile (+11,3 %), prodotti chimici (+9 %), metalli e minerali (8,7 %) e prodotti agroalimentari (+7,5 %). Le esportazioni di questi ultimi hanno registrato un record storico con il 41,3 miliardi di euro. La crescita è aumentata del 7,5% rispetto al 2016. Le esportazioni verso i Paesi esterni alla UE hanno raggiunto i 71,9 miliardi di euro. In Europa, le esportazioni sono in aumento nella Repubblica Ceca (+6,4 %), Spagna (+6,1 %) e Germania (+3,8 %). Dati Istat.

Gianni Agnelli

"Non vedo successori in giro. D'altronde uomini così non nascono tutti i giorni. E poi era figlio di un'altra epoca". Scriveva così lo storico Valerio Castronovo, quindici anni fa, il 24 gennaio del 2003. Quel giorno alle 8,30 della mattina, a Villa Frescot, residenza della famiglia sulle colline torinesi, moriva Gianni Agnelli, dopo lunghi mesi di malattia. Quando la notizia fece il giro del mondo sui media internazionali, c'è chi scrisse: "È morto l'ultimo re d'Italia". L'Avvocato prese il timone della Fiat negli anni del boom economico. Anni in cui gli italiani impazzivano per la '600. Ma erano anche gli anni in cui stava per aprirsi la stagione del movimento studentesco e delle grandi lotte operaie che nel '68 sfociarono nell'autunno caldo. Da punto di riferimento costante dell'azienda, divenne punto di riferimento anche oltre i confini italiani e dell'economia. Era sensibile al richiamo della politica ma non si schierò con un partito, pur ammettendo che il proprio cuore batteva repubblicano. Nel 1991 venne nominato senatore a vita dall'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. I 15 anni che sono seguiti alla morte di Agnelli, hanno portato profondi cambiamenti nel gruppo che ha guidato per 30 anni.

Chimica

La chimica è ovunque, ed è un po’ per questo che essa è un eccellente termometro dell'economia italiana e del valore del Made in Italy. 10 anni dopo l'inizio in Italia di una profonda crisi industriale, che oggi sembra superata, il presidente di Federchimica Paolo Lamberti ha dichiarato che l'Italia può finalmente guardare al futuro con ottimismo; l'industria chimica è tra i settori che hanno meglio resistito e che hanno saputo rinnovarsi, diventando ancora più competitiva a livello internazionale. Se il 2016 è stato un anno piuttosto deludente, il 2017 offre un panorama molto più incoraggiante, con l'export in crescita e la ripresa della domanda interna. L'Italia è il terzo produttore europeo e conferma la sua posizione. In seguito ai dati relativi a produzione, domanda e prezzi delle materie prime, nel 2018 per l'industria chimica è prevista una crescita del 2%.

Gualtiero Marchesi

Fu il primo cuoco a 3 Stelle d’Italia. Il grande chef Gualtiero Marchesi, considerato come il fondatore della nouvelle cuisine nella Penisola, è morto lo scorso 26 dicembre a 87 anni, a Milano, sua città natale. Gualtiero Marchesi era gestore del ristorante Marchesino, situato nella prestigiosa piazza della Scala, al centro di Milano. Dopo essersi formato in Italia, in Svizzera e in Francia, aprì nel 1977 un ristorante a Milano, il primo ad ottenere tre Stelle dalla guida Michelin nel 1985. In seguito aprì altri ristoranti e caffè in Italia, Francia, Giappone o su navi da crociera, diventando l'incarnazione della cucina moderna italiana. Lui stesso organizzò corsi di cucina. «Gualtiero Marchesi non era solo uno dei più grandi chef a livello internazionale, ma anche un vero maestro, capace di trasmettere la propria straordinaria arte alle nuove generazioni» ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano. In Francia, persino Guillaume Gomez, chef delle cucine dell’Eliseo, ha reso omaggio al celebre cuoco italiano. Nel 1990, il ministro francese della Cultura lo aveva nominato Cavaliere dell’Ordre des Arts et des Lettres e nel 1991 fu nominato Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana.

Unioncamere

È una crescita record quella che si registra nelle imprese italiane guidate da donne. Negli ultimi tre anni le aziende 'in rosa' sono cresciute nel nostro Paese di 32.000 unità, con un'incidenza sul totale che passa dal 21,45% del settembre 2014 al 21,83% del settembre 2017. In testa a questa escalation di iniziative imprenditoriali femminili si colloca Roma, ad un passo da quota 100mila, che conta una crescita di 6.213 aziende di donne nel triennio, con oltre 2mila unità in più in un solo anno, una media tripla di quella italiana. Alla Capitale seguono Napoli (+4.015) e Milano (+3.934). Attualmente 22 imprese su 100 sono femminili, è comunque poco ma si può ancora lavorare assicura Tiziana Pompei, Vice Segretario Generale di Unioncamere Nazionale. I settori in cui le donne decidono di investire, sono i settori più tradizionali, come l'assistenza sociale o i servizi alla persona, ma mostrando interesse anche per il turismo e l'agricoltura, ambiti in cui le donne non solo investono ma sono riuscite anche a innovare, introducendo il potente driver del digitale. Nell'e-commerce e nei servizi via internet le donne pesano per il 20% del totale delle imprese digitali. Secondo la presidente di Confesercenti nazionale, Patrizia De Luise: "Le donne hanno risposto alla ricerca dell'occupazione anche facendo impresa e questo è senz'altro un segnale importante perché, come molti economisti rilevano, il lavoro delle donne ha un peso sul nostro Pil". Ma il problema non risolto del "welfare" a sostegno della famiglia "grava" come un'ombra "sul lavoro femminile", avverte De Luise. "Se analizziamo il tipo di impresa che le donne scelgono –spiega De Luise - si evince che il problema più forte sia quello della conciliazione dei tempi del lavoro che crea grande preoccupazione. E a maggior ragione se sono i tempi di un'azienda".

CIA

No, non si tratta della Cia che immaginate! I 40 anni trascorsi sono quelli della Confederazione italiana agricoltori. Una lunga storia, una strada di successi e una crescita costante. Sono migliorate le condizioni degli agricoltori e la Cia ha una presenza sempre più capillare sul territorio italiano, per rispondere “da vicino” alle esigenze degli imprenditori. Le idee e le proposte che in questi 40 anni sono state portate avanti dimostrano che la Cia non sbagliava: "Valorizzare l'impresa senza punire la proprietà", "Produrre meno produrre meglio", "Dalla protezione alla competizione", "La nostra qualità è la vostra sicurezza" e anche "Il territorio come destino", ecco alcuni degli slogan che la Confederazione ha riempito di contenuti e, soprattutto, di sostanza. La parola d’ordine di oggi è "Diamo Valore alla Terra", che vuol dire valorizzare chi dalla terra crea produzioni, ricchezza, servizi e paesaggio. La Confederazione conta oltre 900 mila iscritti, più di 5.000 uffici disseminati nel Paese, una sede di rappresentanza a Bruxelles e migliaia di progetti innovativi da portare avanti per far crescere ancora il settore e il Made in Italy agroalimentare nel mondo.

bonjour2

La Borsalino, la storica azienda di cappelli, è fallita. La storia della Borsalino è lunga e molto travagliata. Dal 1857 ha sede ad Alessandria, in Piemonte dove il suo fondatore, Giuseppe Borsalino, ebbe l’idea della creazione del particolare modello di cappello in feltro che per antonomasia ha, ormai, preso il nome di borsalino. Da quel lontano 4 aprile 1857 quando Giuseppe Borsalino avviò un piccolo laboratorio specializzato nella produzione di cappelli in feltro, la strada è stata tanta. La Borsalino produceva 2.500 cappelli al giorno e il Grand Prix, un importante attestato di qualità vinto all'Exposition Universelle di Parigi del 1900, contribuì a diffondere il marchio in tutto il mondo. Alla vigilia della prima guerra mondiale l’azienda produceva addirittura circa 2.000.000 di cappelli all’anno dando impiego a oltre 2.500 dipendenti. Poi pian piano il ridimensionamento che avvenne in concomitanza con l'inizio della caduta in disuso dei copricapi. Dopo un cambio di proprietà avvenuto negli anni novanta, la situazione è andata via via peggiorando e neppure il tentativo di utilizzo del marchio in altri settori, come profumi, occhiali, abbigliamento, caschi, orologi e gioielli è riuscita a evitare la richiesta di concordato preventivo. Quest’anno, in occasione del 160º anniversario, il Ministero dello Sviluppo Economico del Governo Italiano ha riconosciuto Borsalino tra le ‘Eccellenze del sistema produttivo’, dedicandole un francobollo del valore di € 0,95. Purtroppo in questi giorni di dicembre, il Tribunale fallimentare di Alessandria ha decretato il fallimento della storica azienda.

Beccari

Si chiama Pietro Beccari. A comunicarlo in una nota è il gruppo LVMH: l'attuale amministratore delegato di Fendi è stato nominato presidente e direttore generale di Christian Dior Couture al posto di Sidney Toledano, nel ruolo dal 1994. Sidney Toledano a sua volta diventa presidente e direttore generale di Lvmh Fashion Group, attualmente affidato a Pierre-Yves Roussel, noinato consigliere speciale di Bernard Arnault. I direttori generali di Céline, Givenchy, Loewe, Pucci, Kenzo, Marc Jacobs, Rossimoda e Nicholas Kirkwood saranno in rapporto diretto con Toledano. Le nomine annunciato saranno in vigore a partire dal 2018. La nomina del nuovo amministratore delegato di Fendi sarà annunciata a breve.

rifiuti

Nel recupero e riciclaggio dei rifiuti, l'Italia è al secondo posto tra i grandi Paesi dell'Ue con il 49%, dietro la Germania (68%) e contro una media europea del 46%. Questo quanto emerge dallo studio “Analisi dei modelli di gestione dei servizi di igiene ambientale nei principali Paesi europei”, messo a punto da PricewaterhouseCoopers per UTILITALIA, la Federazione delle imprese di ambiente energia e acqua, e presentato alla Fiera di Rimini nell’ambito di Ecomondo. Al di sotto della media europea troviamo il Regno Unito con il 45%, la Francia con il 40%, la Spagna con il 35%. Le migliori prestazioni vengono solo da Paesi con popolazione inferiore ai 20 milioni di abitanti. L’Italia negli ultimi anni ha colmato il gap nei confronti di Francia e Inghilterra, registrando i migliori tassi di crescita, soprattutto nel recupero della frazione organica: nel 2007 partiva ultima e ad oggi è al secondo posto insieme con l’Inghilterra. L’analisi – che si concentra su Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna (tutti al di sopra dei 45 milioni di abitanti) – fa presente come i tedeschi si posizionino tra i Paesi ad alto tasso di riciclo e ad alto tasso di incenerimento (circa al 35%), con la media Ue che è del 27%.

In Italia la crescita riparte con un +1,8% su base annua e + 0,5% nel terzo trimestre 2017. Dopo lo +0,3% di crescita nel secondo trimestre, il prodotto interno lordo aumenta di + 0,5% nel terzo trimestre 2017 e di 1,8% rispetto al 2016, con una cifra d'affari di 400 miliardi e 574 milioni di euro. L'inflazione diminuisce dello 0,2% e si assesta all'1% per quest'anno (1,1% nel 2016).