Attualità

Ferrari

Brand Finance è una società che si occupa della valutazione dei marchi e sul loro impatto nel mondo: da Apple a Dolce & Gabbana fino ad arrivare a Google, Brand Finance studia e analizza l'influenza di 500 grandi multinazionali e quest'anno il marchio di maggior forza e richiamo è quello della Ferrari. "Il logo del cavallo rampante è il simbolo perfetto della forza e della vitalità del brand", si legge nella nota: "Un livello di riconoscimento indiscusso per design e innovazione". Le altre aziende italiane presenti nella classifica sono: Eni, Enel, Gucci, Tim, Poste Italiane, Generali eIntesa Sanpaolo.

Sartoria

Il mondo dell'artigianato in Italia si espande e si apre anche ai mestieri più inaspettati. Un recente studio di Unioncamere ci restituisce un'immagine precisa di come cambi questo mercato: il ramo più in espansione è quello dei tatuatori, che aumentano di oltre 4mila unità costituito in larga parte da giovani imprenditori, seguiti dai giardinieri (+3.554). In termini percentuali, anche il mercato della moda artigianale registra segni positivi. Una sorpresa sono le sartorie su misura per i vestiti da cerimonia che aumentano dell'11%. Chi arranca sono invece i costruttori edili, con un inquietante -20% in cinque anni.

Bio

Tra il 2012 e il 2017, le superfici coltivate rispettando il metodo organico sono cresciute del 63% in Italia. Raggiungono il 14,9% dell'intero territorio agricolo secondo i dati pubblicati fine gennaio 2019 dall’Eurostat. L’Italia, con oltre 1,9 milioni di ettari si conferma tra i Paesi con le estensioni bio più grandi in termini assoluti, al secondo posto dopo la Spagna, con 2,1 milioni di ettari. I Paesi con le maggiori quote di superficie bio o in conversione sul totale sono l’Austria (23,4%), l'Estonia (19,6%), la Svezia (19,2%), l’Italia (14,9%), la Repubblica ceca (14,1 %), la Lettonia (13,9%) e la Finlandia (11,4%).

Eurogruppo

Mercoledì 21 novembre, la Commissione Europea ha respinto la manovra economica dell'Italia a causa del debito eccessivo, ventilando anche eventuali sanzioni finanziarie. Il premier Giuseppe Conte promette modifiche, ma nessun cambiamento di rotta. « In una situazione di debito così elevata, l'Italia prevede ulteriori e importanti debiti invece di puntare alla prudenza finanziaria richiesta» ha detto il vice presidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, sottolineando il «rischio che il Paese affondi ciecamente nell'instabilità». Il governo italiano prevede un deficit pubblico al 2,4% del Pil nel 2019, poi una riduzione al 2,1% nel 2020, previsioni giudicate irreali dalla Commissione: secondo il suo parere, il deficit si assesterà al 2,9% del Pil nel 2019, poi al 3,1% nel 2020. La Commissione Europea stima che la manovra proposta dal governo italiano non permetterà la riduzione del debito, ora pari al 130% del Pil. Da Roma, il vice premier Matteo Salvini ha commentato il rifiuto europeo (già largamente previsto): «Vi risponderemo spiegando in dettaglio la manovra, le riforme, gli investimenti».

Lusso

L'industria della moda e del lusso si rinnova con una crescita dinamica e chiuderà il 2018 con un aumento dell'8% a livello mondiale, consolidando un'espansione avviata già nel 2017. Le imprese del lusso hanno registrato un tasso di crescita del 6,4% nel periodo 2014-2017, contro un 4,8% per le attività non legate al lusso (fascia bassa, media e premium). La dimensione media delle imprese del lusso è di 624 milioni di euro contro i 257 milioni per le piccole-medie imprese del "non-lusso". Ciò indica che in Italia il sistema per "creare" il lusso è più semplice e favorevole. Numerose imprese continuano a produrre (o si sono trasferite) in Italia: una ricollocazione che raggiunge l'85% e il sistema made in Italy è in costante aumento. D'altro canto, delle imprese non specializzate nel lusso, solo il 13% produce in Italia e la cifra è diminuita nel 2017. Questo squilibrio è egualmente visibile in termini di destinazione delle esportazioni: le vendite delle aziende del lusso sono destinate per il 38% all'Italia e all'Europa, mentre il 62% vengono esportare fuori dall'Europa.

autostrade

Dopo una prima fase denominata "studio pilota", utile per la messa in servizio e la calibrazione del sistema, la A35 verrà completamente elettrificata così da permettere a tutti i veicoli pesanti di connettersi alla rete elettrica e spostarsi senza inquinare. L'idea è nata dalla società Scania e prevede l'installazione (in entrambi i sensi di marcia) di una linea elettrica sospesa che permetta l'alimentazione dei camion in circolazione. Il sistema, già testato in Svezia e Germania, ricorda quello più noto dei trolleybus: grazie ad un pantografo e ad un gruppo motopropulsore ibrido, i veicoli potranno alimentare un motore elettrico. Il progetto di 6 km dell'autostrada A35 Brebemi (che collega Brescia a Milano) si appoggerà a dei sistemi di distribuzione elettrica che saranno realizzati all'esterno della piattaforma autostradale, con una linea di contatto a corrente continua di 600-750 V, costruita al di sopra della strada, ad un'altezza di circa 5,5 metri. Una rivoluzione copernicana con tre diversi aspetti: culturale, economico e ambientale. Cambiare il rapporto degli utenti con l'ecologia, ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e aumentare la competitività delle imprese. Il risparmio di diesel farà bassare i prezzi dei trasporti del 30-40% in media. Si tratta di un progetto economicamente oneroso: il costo per 1 km di autostrada sarà di 1 milione di euro ed elettrificare il totale della A35 costerà circa 150 milioni. I ministeri italiani dei Trasporti e dell'ambiente saranno entrambi coinvolti nel progetto. La scelta dell'A35 si giustifica in parte per la modernità di questo troncone autostradale e in parte per ragioni geografiche: si situa nel cuore del mercato nazionale ed europeo dei servizi logistici ed è dunque uno dei più esposti in Europa ai fattori dell'inquinamento. Siemens, altro responsabile di questo progetto, stima che le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti sarebbero ridotte di 6 milioni di tonnellate se il 30% del traffico dei carichi pesanti potesse infine venire elettrificato.

Salone nautico

Un’edizione ottima non solo dal punto di vista dei visitatori e degli affari, ma anche in termini di indotto della Provincia di Genova e di marketing territoriale dell'intera Liguria, in un momento sicuramente critico per tutta l'area. Nel periodo dal 10 al 30 settembre per le diverse fasi (allestimento, manifestazione), l’indotto prodotto dal Salone Nautico sul territorio della città di Genova e della Regione supera i 60 milioni di euro, senza contare le attività organizzate tutto l'anno per manifestazioni sportive, formazione, prove di imbarcazioni riconducibili allo stesso Salone Nautico. Ancora sul fronte cittadino, i numeri importanti che hanno certificato il successo indiscusso della manifestazione - con 174.610 visitatori, +16% in più rispetto allo scorso anno - hanno eco nei 73 eventi organizzati in città nell’ambito del calendario GenovaInBlu. Il Salone Nautico è stato inoltre il palcoscenico per 620 eventi organizzati tra convegni ForumUCINA, seminari, conferenze e feste degli espositori. Genova si conferma sempre più come location permanente per la nautica da diporto. A partire dal mese di ottobre, prenderà il via il programma di promozione internazionale del Salone Nautico e della città di Genova presso i principali saloni esteri: l’Ibex Show a Tampa (Florida), il Fort Lauderdale Boat Show, il METS Trade di Amsterdam, il Boot di Düsseldorf.

Milano imprese

In due anni, dal 2016 al 2018, le società milanesi iscritte al registro delle imprese sono aumentate del 3,5%, passando da 199mila a 206mila. Il 25% di queste, risiedono nel centro storico (52mila imprese, un aumento del 4,5%). La zona Nord registra un incremento del 23% dell'attività. Il settore moda e design conta 112mila imprese, il cui epicentro si situa nei quartieri del Quadrilatero e di Brera, dove si concentrano 1677 imprese (il 10% del totale). I dati elaborati dalla Camera di Commercio di Milano mostrano un aumento di 1000 imprese nell'universo della moda. Inoltre, sulle 206mila imprese registrate, 31mila appartengono al settore smart city (imprese che si occupano di servizi e innovazioni che vanno dalla tecnologia all'efficienza energetica allo scopo di migliorare la qualità della vita delle persone).

macchine

Nei primi mesi del 2018, le esportazioni di macchinari "Made in Italy" hanno visto una crescita del 16,9% totale, ovvero 423,9 milioni di euro. Le cifre mostrano degli aumenti in quasi tutti i settori: sterramento (+26,6 %), costruzione di strade (+62 %), cemento (+9,8 %), granulati (+7,5 %) e gru a torre (+9,5 %). Solo le esportazioni di macchinari per la trivellazione sono leggermente diminuite (-2,7 %). I mercati interessati da questa crescita sono l'Europa dell'Ovest (+15 %), il Nord America (+30,6 %) e l’Europa centrale e orientale insieme alla Turchia (+35,5 %). Il Medio Oriente (+53,1 %) e la Cina (+34,2 %) realizzano egualmente delle buone performance; gli ordini provenienti dalla Russia si sono nettamente rafforzati (+267,5 %). L'Africa resta a due velocità: le esportazioni verso i Paesi mediterranei mostrano un ribasso del 26,9%, mentre la crescita generalizzata nel resto del continente si assesta sul +17% su questo stesso periodo.

spumante

Le bottiglie di spumante italiano consumato all'estero nel 2017, si calcolano in 360 milioni di litri, con un aumento dell'11% delle spedizioni delle bollicine italiane, per un montante stimato di 1,4 miliardi di euro. Durante il decennio 2007-2017, le esportazioni di vini italiani sono aumentate del 69%, passando dai mercati locali (la UE rappresenta ormai il 51%, diverso dal 59% di 10 anni fa) a quelli più remoti. Fuori dai confini nazionali, i consumatori più fedeli sono gli inglesi, che non sembrano scoraggiati dalla Brexit e nel 2017 sono stati il primo mercato mondiale per gli spumanti italiani, con una quantità di bottiglie esportate che è aumentata del 13%, ben davanti agli Stati Uniti (15%) e la Germania con il suo +8%. Su un valore di 1,3 miliardi di euro di esportazioni, il giro d'affari è così distribuito:

  • 59 % Prosecco
  • 9 % l’Asti
  • 16 % altri spumanti AOC (DOP)
  • 15 % tutti gli altri prodotti